Questo libro me lo sono cullato nella testa per settimane. Dal momento in cui è uscito, ho aspettato il momento per poterlo iniziare.
Leggere “L’arminuta” mi aveva scosso profondamente, nell’asprezza di quel rapporto complicato tra genitori e figli avevo ritrovato alcune crepe della mia infanzia e mi ero innamorata di quella lingua scarna, della gestualità a volte ferina di una terra dove si lavorava e si lavora sodo e non c’è il tempo e forse mancano anche le capacità per esprimere a pieno i sentimenti e gli affetti.

“Borgo Sud” è un po’ come un ritorno laggiù, in Abruzzo, dove la storia ancora una volta guidata da una voce femminile si dipana tra i ricordi e si muove tra l’entroterra e la vita a ridosso del mare.
Donatella di Pietrantonio, una delle voci più salde e matura della nostra narrativa contemporanea, ci consegna la vicenda di due sorelle, molto diverse tra loro, unite da un legame che a tratti le strappa e le lacera e a tratti le tiene saldamente unite.
Quando Adriana bussa di notte alla porta di casa dell’altra con un bambino di pochi mesi in braccio, la protagonista non immagina che sequenza di eventi si metteranno in moto da allora.
In quell’appartamento affacciato sul mare di Pescara la sua vita scorre secondo binari che sembrano consolidati: c’è il suo giovane matrimonio con Piero e la sua carriera universitaria che sta decollando.
Adriana, al contrario, ha sempre preso strade contorte e spericolate: lavori cambiati uno dietro l’altro e una relazione tormentata con Rafael, un marinaio di Borgo Sud. Il bambino, che porta il nome di un fratello scomparso prematuramente, è frutto di quel loro amore travagliato e dal quale ora Adriana sembra allontanarsi e difendersi.

E’ da qui che partono i ricordi. Da qui che la protagonista ricostruisce pezzo dopo pezzo le ragioni che ora, molti anni dopo, da Grenoble la spingono a partire per tornare a Pescara, richiamata d’urgenza per un fatto grave.
In mezzo, in quel lasso di tempo nel quale lei vede per la prima volta il suo nipotino e riceve la telefonata che la mette su un treno per l’Italia, è successo tanto, è successo di tutto.

Quel tutto, come già era successo con “L’arminuta”, scava, sanguina, scivola nei silenzi, nella parole mozzate, negli sguardi di due genitori che hanno cresciuto sei figli e ora sono soli al paese, radicati nelle loro abitudini e nei loro valori.
“Borgo Sud” è ancora una volta un romanzo sulle tante sfaccettature della maternità: quella che lega Adriana e la protagonista alla loro madre, quella di Adriana con il piccolo Vincenzo, quella mancata della protagonista e quella delle tante donne che contornano la storia, rudi, forti e capaci di sopportare una vita di fatica e spesso lontananza dei propri cari.

Ma non solo.
E’ anche una storia che parla di radici, della lotta interiore che ognuno di noi prova nel tentare di spezzarle o rinsaldarle, narra di amore, da quello puro e innocente di due ragazze diventate donne a quello clandestino capace di distruggere un matrimonio fino a quello malato e violento.
Intorno il brulicare di un piccolo borgo che si anima e si addormenta al ritmo di vita dei suoi pescatori, una grande famiglia dove l’aiuto reciproco non manca mai.

A rendere unico tutto questo è il linguaggio della scrittrice che ti resta appiccicato addosso.
Come l’odore del mare, penetrante e salmastro.

Leggetelo … leggeteli …