anne frank

Venerdì 27 gennaio è stata una giornata senza sosta. Sull’agenda era segnato l’incontro con Matteo Corradini, di cui vi ho già parlato per “La repubblica delle farfalle”, che al Circolo dei Lettori raccontava la nuova edizione del Diario di Anne Frank di cui è stato curatore.
Ci tenevo molto a esserci, nonostante la stanchezza e il freddo che di nuovo ha stretto Torino.
Sapevo che, se fossi andata, sarei tornata a casa più ricca.
Non sapevo che sarei arrivata anche più emozionata.

Si parla molto sui giornali di questa nuova edizione, resa possibile dal fatto che, essendo decorsi i 70 anni dalla morte di Anne, la legge sul copyright italiana ha reso possibile mettere mano al sui diario.
Mentre Matteo Corradini, cominciava a parlare, mi sono trovata a pensare che “curatore” è davvero la parola giusta.
Non deve essere facile confrontarsi con una memoria storica così importante e nota come quella di Anne.
Richiede molto rispetto, attenzione, capacità di mettersi in ascolto con ogni senso possibile.
Matteo ci ha raccontato il lavoro che si nasconde dietro questa nuova edizione e io ne sono stata rapita: mentre ci mostrava le foto della sua casa ad Amsterdam, della sua scuola, del quartiere dove viveva e illustrava le sue esplorazioni della città seguendo i riferimenti che Anne ha lasciato nei suoi diari, ho capito che davvero lui e la traduttrice Dafna Fiano si sono presi cura della piccola ragazza ebrea che trovò la morte nei campi di concentramento.

Il loro è stato un lavoro lungo e silenzioso. La nuova edizione ha richiesto almeno un anno di lavoro, ma la notizia è stata resa nota solo poche settimane fa.
In un mondo che ci porta a sbandierare ogni nuova conquista o traguardo raggiunto, ho pensato che fosse una decisione molto profonda.
E’ stata un’attesa, quel tempo necessario per arrivare a conoscere davvero Anne.

I più, quando sentono parlare del Diario, s’aspettano pagine gravide di angoscia e paura. Certo, queste sensazioni ci furono in quei due anni di reclusione forzata dove il mondo esterno poteva essere osservato solo di nascosto e la notte aveva il suono dei bombardamenti.
Nel lavoro certosino di Matteo e Dafne compare anche la Anne che amava inventare filastrocche e la sua anima più sensibile.
Dentro il diario che conosciamo oggi ci sono tutti i sogni di un’adolescente destinati a infrangersi di fronte al furore nazista.

Mi piacerebbe raccontarvi che ieri sera i presenti ed io abbiamo fatto un tuffo negli anni ’40 e toccato da vicino la storia di questa famiglia e delle persone che, insieme ad Anne, condivisero la casa sul retro della fabbrica di Otto Frank.
E’ stato molto delicato, a volte abbiamo sorriso, altre ci siamo commossi.
Ci siamo resi conto che nel diario di Anne Frank non ci sarà mai tutto. Non solo perché manca almeno un anno di racconto, ma anche perché Anne per certi aspetti resta misteriosa e dobbiamo accettare il fatto che qualcosa resterà sempre sospeso, che ci saranno domande a cui non daremo risposta.
Matteo è stato molto rispettoso anche in questo, condividendo con noi i suoi dubbi e le incertezze che hanno alimentato il lavoro.

Alla fine della serata ci ha portato con parole e immagini sul campo di Bergen-Belsen, laddove Anne si spense di tifo nel febbraio del 1945.
E’ un luogo che, a differenza di altri campi di concentramento che sono stati in parti ricostruiti a uso e consumo dei visitatori, si presenta ai suoi pochissimi visitatori nella sua innocente bellezza: un immenso prato.
A causa dell’epidemia di tifo, infatti, coloro che liberarono il campo furono costretti a dare fuoco a tutte le baracche e le strutture di legno.
Là, sotto quella grande distesa verde, c’è il corpo di Anne.

Fa bene alla memoria, ha detto lo scrittore, non avere nulla da vedere. Il ricordo ha bisogni di pensieri e Bergen-Belsen, lontano dalle rotte turistiche, è un luogo perfetto. 

Mi sono portata a casa sensazioni contrastanti. 
A un amico che, come me, era presente all’incontro, ho poi scritto “che incontro meraviglioso”.
Lui mi ha risposto: “sono ancora emozionato”.
Non c’era molto altro da dire.

Non sapremo mai se Anne avrebbe voluto tutto questo o se da grande avrebbe fatto la scrittrice.
So, però, che le sue parole sono state trattate con grande cura.
A me questa non sembra una cosa da poco.

DIARIO
ANNE FRANK
a cura di Matteo Corradini
BUR 2016
10 EURO