storia dalle stelle

Quando ero bambina, mi ricordo di aver sempre subito il fascino della volta stellata. Alla tesina di terza media parlai di costellazioni, reali e dipinte, e a lungo sognai l’acquisto di vero e proprio telescopio.
Ancora oggi osservare un cielo terso notturno è una sensazione che mi trasmette una grande sensazione di calma unita a quel senso profondo di percepirsi parte di qualcosa di immenso e sconfinato.

“Storia dalle stelle” di Susanna Hislop e illustrato da Hannah Waldron (Ippocampo Edizioni) non poteva mancare dentro Bufò.
E’ un libro che già solo al primo impatto colpisce: impeccabile l’estetica e la cura della rilegatura. Sembra quasi di sfogliare un vecchio manuale, quelli che conserviamo con cura nelle nostre case e che ogni tanto ci viene voglia di sfogliare in completa adorazione.

La storia delle costellazioni è molto antica. A dirla tutta, è essa stessa una storia.
Bisogna risalite al tempo del sapere greco-romano quando un astronomo, matematico e geografo che viveva ad Alessandria d’Egitto, noto ai posteri come Tolomeo, scrisse un trattato astronomico unico nel suo genere: vi erano raccolte oltre mille stelle raggruppato in 48 costellazioni. Il suo lavoro, fortunatamente, si trasmesse anche nei manoscritti in lingua araba e su di esso si aggiunsero gli studi di altri importanti scienziati.

Ciò che più affascina delle stelle è, infatti, proprio questo: il suo essere un sapere stratificato, un “distillato dell’immaginario collettivo” che si è accumulato nel corso dei secoli.
Guardare il cielo significa ancora oggi raccontare delle storie. Sono quelle dei grandi miti, di animali selvaggi e divinità, ma anche di chi, per esempio, nel ‘600 tentò di cristianizzare il cielo attribuendo a ogni costellazione un nome biblico o di chi nel ‘900 fabbricava mappamondi e provò a raccontare il cielo con le coordinate narrative di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Nel 1922 l’Unione Astronomica Internazionale decise di fare ordine e codificò le attuali 88 costellazioni, intese non più come una configurazione di stelle unite da linee immaginarie, bensì come un’area del cielo definita da confini precisi.

Il volume le raccoglie e le illustra tutte, ma soprattutto racconta le storie collegate a quelle stelle.
Così ho finalmente scoperto le vicende celate dietro l’Orsa Maggiore e Minore, quelle comunemente note come Gran e Piccolo Carro.
Raccontano di una dea, Artemide, e di una sua ninfa, la giovane e bella Callisto. Di un dio, Zeus, un po’ troppo incline al fascino femminile e di un ragazzo nato da questa unione di nome Arcade. Non manca la moglie gelosa, Hera, che decide di punire Callisto trasformandola appunto in una grande orsa, costretta a fronteggiare proprio suo figlio in una battuta di caccia.
Anche lui, allora, per compassione di Zeus che vuole sventare il matricidio, viene mutato in orso e poi entrambi gettati in cielo.

Eccoli lì a brillare nelle notti limpide. Con ancora una curiosità: l’ira di Hera non ancora placata fece sì che, grazie all’aiuto di Poseidone, gli orsi non potessero mai bagnarsi nelle acque celesti. Ecco perchè nell’emisfero boreale le stelle dell’Orsa Maggiore e Minore non calano mai fino a immergersi oltre l’orizzonte. Per la stessa ragione, dall’altro emisfero, non le vedono mai emergere.

Una raccolta davvero unica, da leggere condividere. Soprattutto per ricordarsi che è proprio dal cielo che tutte le storie hanno avuto inizio.