Bentornati a Holt … per l’ultima volta!
E’ un’estate malinconica perché, così come è da poco arrivata l’avventura conclusiva del Commissario Montalbano,

NN Editore ci consegna con la traduzione di Fabio Cremonesi l’opera dello scrittore americano che ancora aspettava di essere pubblicata in Italia.

“La strada di casa” è stata scritta nove anni prima della Trilogia della Pianura e sei anni dopo Vincoli e, se da un lato lo stile di Haruf si mantiene costante nel suo sguardo dolce e privo di pregiudizi sulla vita delle persone che compongono il suo piccolo e vivido mondo, dall’altro compare un elemento nuovo: il colpo di scena finale che, nelle ultime pagine, mostra un risvolto inaspettato della storia.

Io trovo che Haruf abbia questo dono: mentre leggi il suo romanzo, che in questo caso prende corpo dalla voce narrante di Pat Arbuckle, direttore del giornale locale, è come se ti sentissi preso per mano.
E’ una stretta calda e rassicurante, ne avverti il peso della saggezza e della responsabilità di chi, pur sapendo già che piega prenderanno gli eventi, lascia che sia il lettore a costruirsi il proprio punto di vista e le valutazioni sui personaggi.

Ne “La strada di casa” all’inizio tutto sembra ruotare intorno alla figura di Jack Burdette, lui che dopo otto anni ha osato fare ritorno a Holt dopo un grave danno che, s’intuisce, ha colpito tutta la comunità.
E’ Pat a tessere i fili della storia all’indietro e a costruire, pagina dopo pagina, la figura di Jack (e anche la sua!).
Accade piano piano una cosa. Più l’amico assume tinte via via fosche e marce, più emerge la luce di una figura che all’inizio appariva di secondo piano.

Haruf sa spostare la direzione del riflettore con un’eleganza rara e riesce a far brillare l’altra grande protagonista: Jessie Burdette, la donna che Jack ha sposato in fretta e furia e che saprà dimostrare, anche a caro prezzo, la sua forza e la sua dignità.

Ecco per me “La strada di casa” è lei, è quella tenacia tutta femminile di piegarsi di fronte alle avversità senza spezzarsi, di frenare le lacrime quando non se ne hanno forse più da versare, di accettare il dolore come parte della vita e di saper cogliere la felicità quando bussa alla porta.

In libreria trovate un po’ di copie del libro perché, udite udite, il romanzo di Haruf sarà quello con cui Sara ed io inaugureremo il nuovo anno del gruppo lettura adulti dedicato alla narrativa contemporanea il prossimo 17 settembre alle ore 19.15.