vajont 63

Sono andata a cercare le foto.
Per capire.
O provare a immaginare. Cosa abbia voluto dire essere investiti da un’onda d’acqua alta più di 200 metri.
Cosa abbia significato essere travolti da una massa d’aria con una forza paragonabile a quella di una bomba atomica, capace di strapparti i vestiti di dosso.
Il Vajont fu una tragedia annunciata e volutamente taciuta.
Leggere il libro di Tommaso Percivale mi ha fatto prudere le mani e fremere di rabbia.
In tanti, soprattutto quelli che contavano e avrebbero avuto la facoltà di fermare i lavori o mettere in sicurezza le persone, non fecero nulla pur sapendo che il Monte Toc sarebbe crollato.
Quella montagna che non a caso la gente del posto chiama “patoc” che significa marcio perché ogni tanto ne viene giù un pezzo.
In tanti furono sordi ai report, alle indagini fatte da geologi esperti, alle oscillazioni dei sismografi, alle strade che franavano e alle crepe che si aprivano nel terreno e nei muri delle case.
Qualche voce di protesta si alzò. Una fu quella della giornalista Tina Merlin che lo scrittore racconta nel libro, a testimonianza di tutti quelli che si battono con coraggio contro le ingiustizie e le collusioni tra Stato e aziende, in questo caso la Sade (Società Adriatica di Elettricità).
Il Vajont fu un progetto portato avanti per oltre 30 anni, spesso in assenza di autorizzazioni o giunte tardivamente e con il solo scopo di arricchirsi grazie all’oro bianco.
La frana crollata sulla diga più alta del mondo, quella che doveva essere l’orgoglio dell’ingegneria italiana, la sera del 9 ottobre del 1963 spazzò via il paese di Longarone e trascinò via con sé la vita di oltre duemila persone. Le comunità di Erto e e Casso furono in parte più fortunate in quanto collocate più in alto, sulle pendici del monte Salta.
Tommaso Percivale narra la storia di questa montagna, della sua gente e, come sempre, lo fa con una scrittura satura di emozioni e sensazioni.
Non solo. Racconta una vicenda che potrebbe succedere ancora e ancora perché l’avidità e la corruzione sono insiti nell’animo umano e troppo spesso sembrano valere più della vita delle gente semplice.

Ironia della sorte, la diga è ancora lì, sebbene in disuso.
A testimonianza di una tragedia che ancora grida la sua rabbia.

VAJONT SESSANTRE – DALLA MONTAGNA IL TUONO

TOMMASO PERCIVALE

EINAUDI 2018

11 EURO

DAI 10 ANNI